
Helughèa, il racconto di una Stella Foglia (Eterea Edizioni 2023)
Un romanzo fantasy di Arthuan Rebis che narra di un mondo parallelo, Helu, abitato dagli Heludin, e del loro regno in crisi. La storia segue il viaggio di Carlo, un uomo che scopre l'esistenza di questo mondo e delle forze che legano i destini di entrambi i regni, con un forte messaggio di eco-spiritualità e guarigione. Il libro è accompagnato da nove brani musicali che scandiscono i momenti chiave della trama.
Mentre la Terra umana affronta le Guerre Mondiali, il mondo degli Heludin è colpito da una crisi politica, ecologica e spirituale che minaccia entrambi i regni.
Il giovane protagonista, Carlo, entra accidentalmente nel Regno di Helu, incontra Tìndril (La Heludin Alata, Custode della Soglia) e scopre le vicende dei suoi antenati e le forze che collegano i due mondi nel corso delle Ere. Nel tentare di salvare i suoi genitori, egli vivrà l'amore e le paure che superano lo spazio-tempo, tra esperienze terribili e fantastiche, catartiche ed eteree.
Un libro alchemico (omeopatico) che veicola un messaggio di eco-spiritualità, con un invito allo sviluppo interiore e alla guarigione, superando le divisioni dualistiche.
Nove brani musicali compongono la colonna sonora del romanzo, che può essere ascoltata durante la lettura per arricchire l'esperienza. La musica, nella vicenda, è inoltre la chiave d'accesso al regno di Helu.
Helughèa, il Guardiano Alato (Eterea Edizioni 2025)
Misteriosi fuochi fatui aleggiano tra i menhir del cimitero di Runaz. Qual è il segreto di Helughèa? Quale cuore oscuro da sempre tesse le trame cosmiche di Umani e Heludin? Nel cercare le risposte i protagonisti viaggeranno in dimensioni mai immaginate.
Gli Alberi della Soglia hanno confermato che i Portali sono chiusi. Il regno di Helu non è più accessibile agli umani, mentre nel loro mondo il terrore di un conflitto atomico serpeggia nei sogni della giovane Fedya. Nel crocevia di segni e visioni, tutti i protagonisti - Fedya, i suoi genitori, un dottore alchimista, uno stravagante becchino, il corvo Piuma Pallida, e un coniglio con tre occhi - intraprendono un viaggio nel Tempo Verticale, per incontrare forze cosmiche e guarire i mondi.
Il primo romanzo “Helughèa. Il Racconto di una Stella Foglia” ha aperto la strada per questo viaggio vertiginoso, senza esserne un prequel indispensabile. Questo libro può essere letto infatti come standalone.
Una narrazione avvincente e metamorfica, che ramifica in crescendo tra paradossi temporali fantastici quanto iperrealistici, a metà tra la serie TV Dark e La Strada di Cormac McCarthy. Un testo ricco di contenuti eco-spirituali ed esoterici, musicali e metaletterari, che dissolvono i confini del romanzo stesso. Una originale alchimia di generi: high fantasy e dark fantasy, distopico ed epico, grottesco e poetico.
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Accenni di Atlante e Bestiario del Regno di Helu
Gli Heludin sono “Figli dell’Albero Immenso”, sono divisi in caste e vivono principalmente alle Bianche Dimore.
Spiega la Heludin Custode: «Il mio mondo è parallelo al tuo, ma in un certo senso è molto più piccolo. Immaginalo come se fosse un cilindro racchiuso all’interno del pianeta Terra, ma si trova in un’altra dimensione. La nostra terra è come un’isola evanescente in un oceano di materia…»
I Baudril sono gli Alberi della Soglia, detti anche Alberi di Mezzo. Hanno radici sia nel Regno di Helu che in quello degli umani. Vivono “Un po’ di qua e un po’ di là” lungo la circonferenza di Helughèa. Vi sono sei Baudril speciali, detti Baudril Custodi, che vigilano i sei Portali sospesi tra i due piani di esistenza.
I Fuflù sono creature che appaiono come ibridi tra un rospo e un piccolo ominide. Solitamente sono molto schivi con le altre specie, e stanno sempre in gruppo tra loro, ma quando decidono di avvicinarsi a un’altra creatura entrano in simbiosi e non la lasciano più.
I Graudin vivono nel Sottomondo, sotto il fiume Nalùn. Appaiono come omuncoli di pietra con un corno sulla fronte. Sono trasparenti come piccoli fantasmi. Possono muoversi velocemente attraverso l’elemento Terra.
Le Nuarìn sono elementali dell’Aria di Helu simili a fate di luce. Creature alate, dalla pelle verde smeraldo ricoperta da chiazze di pelo giallo e grigio; alte circa mezzo metro e dotate di una coda estremamente fine e appuntita. Hanno ali simili a quelle dei pipistrelli, di colore grigio. I loro visi ricordano quelli di un insetto antropomorfo, con grandi occhi, neri e ovali, e guance pelose.
Le Helusar sono dette anche “Stelle Foglia”. Di solito si generano dalle membra degli Heludin ascesi in punto di morte. Possono essere di tre tipi: Helusar Guida, in grado di ospitare una nuova coscienza e di guidarla verso una nuova nascita. Helusar Narranti, ovvero memorie collettive, intrecci di trame dal passato e dal futuro. Helusar Attivanti, pura energia trasformativa destinata ad incontrare il percorso di uno specifico essere vivente.
Vi sono sei Kelùn nel regno di Helu, e si trovano lungo i sei Fiumi. Quando uno di questi corsi fluviali si incrocia con due linee di Kè, l’energia che si sprigiona genera una cascata invertita. Sono scenario di un fenomeno detto “Scala per il Cielo”.
Il Khelu è essenzialmente energia positiva, impura, solare, oppositiva, penetrante, e si contrappone all’energia Muru, negativa, pura, lunare, pervasiva, accogliente.
Il Marumet è invece energia inquinante proveniente dal regno degli Umani, che trasmuta le acque sotterranee di Helu in melma nera e putrida, dando vita a… Leggete il primo libro!
E nel Regno degli Umani?
I fatti del primo romanzo includono gli invasori indoeuropei, e poi, millenni dopo, i nazifascisti.
Il discorso si allarga, nel secondo libro, e coinvolge tutti i governanti del pianeta, marionette di una mente più potente, nello scenario atomico degli anni 70.
Da qualche parte, in Italia, si trova la Pietra dei Padri, un luogo sacro e dimenticato, in qualche modo collegato alle attività di Bardolph, il Guardiano del Cimitero di Runaz, in Valle d'Aosta. Si tratta di un portale di accesso per un terzo Regno, lontanissimo.
I Guardiani di Ghèa hanno nascosto questo luogo, e con esso il Segreto originario di Helughèa, disseminando storie e leggende parzialmente fasulle. Da esso dipendono le sorti dell'intero universo.
Alcuni personaggi storici citati nei libri?
Rodolfo II, Arcimboldo, Alexandra David Néel, Eraclito, Fellini, Carmelo Bene, John Dee, Yeshe Tsogyal, Giordano Bruno, Leonardo, Marsilio Ficino, Tolkien…

Recensione del primo libro, a cura di Ivan Sgandurra:
"Immaginiamo un mondo fatato costruito su precise simmetrie simboliche, dove la logica incontra la spiritualità in maniera quasi ossessiva, eppure così limpida da risultare straordinariamente chiara. Ma cosa succede se questo mondo fantastico si scontra con il nostro, sia dal punto di vista storico che geografico, con la stessa precisione? Immaginiamo infatti dei portali che si aprano, grazie alla musica, e guardati dagli alberi, in precisi luoghi e in tempi definiti della nostra storia, offrendo un rifugio agli oppressi, ma anche aprendosi alla contaminazione del Male degli oppressori.
Tutto questo e molto di più è Helughèa. Arthuan ci mostra con slancio appassionato e logica ferrea l’incontro fra una società matriarcale di erbane, coltivatori e musici con tribù nomadi di cacciatori. Gli agricoltori e raccoglitori verranno come sappiamo sterminati o assimilati, ma cosa sarebbe successo se alcuni di loro si fossero rifugiati oltre uno di questi portali? Di nuovo, con un abissale salto temporale di migliaia di anni, una staffetta della resistenza, nel 1945, si approccia a una di queste soglie quasi per caso. Il nostro portale è testimone di una strage nazista, e nuovi orrori si insinueranno così nelle pure acque del mondo di là.
In tutto questo un ragazzo vivrà un viaggio iniziatico, apprendendo e ricordando, guidato una fata ironica, maliziosa e coraggiosa, approcciandosi a misteri dove la purezza del bianco e del nero, del sopra e del sotto, sono sotto l’assedio di melma e scorie. Vedremo così scene di una bellezza cristallina, acque purissime, alberi che corrono e pietre che rotolano, scene di ascesa e di reincarnazione, purificazioni simboliche, lotte, sacrifici e orrori indicibili capaci di cambiare per sempre anche ciò che c’è di più puro, tranne forse il cuore coraggioso e aperto all’amore di una fata. In trepida attesa del nuovo volume, da scoprire, riscoprire, leggere e rileggere."
Recensione del primo libro, a cura di Cecilia Barella (Infolioonline)
È difficile classificare un bel libro, ma se dobbiamo decidere in quale scaffale della libreria mettere Helughèa. Il Racconto di una Stella Foglia, di Arthuan Rebis (Eterea edizioni), il suo posto è nel fantasy. C’è il nostro mondo umano e c’è il regno di Helu, dove vive il popolo degli Heludin, un mondo che ha proprie leggi naturali e soprattutto una Conoscenza gelosamente custodita ma, in passato, in parte condivisa con alcuni umani. Così, capiamo, dalle prime pagine, che Helughèa è degno dei migliori romanzi di questo genere letterario perché il percorso che può farci fare non è solo l’avventura per il gusto dell’esplorazione. Il libro si apre con due mappe, ma è significativo che Helu sia un mondo che si sviluppa in verticale più che in orizzontale.
L’autore, Arthuan Rebis, lo ha definito un romanzo alchemico. In effetti, quasi nulla di ciò che appare all’inizio al protagonista è ciò è, neanche se stesso (e sì, c’è un punto fermo, stabile, ma non lo riveliamo qui). Tutto subirà una trasformazione.
La Stella Foglia del sottotitolo, elemento centrale nel mondo e nelle vicende di Helu, è un simbolo potente anche per noi, una figura molto evocativa che fa appello al profondo di ciascuno. La Foglia ci connette direttamente alla Natura, così come la Stella al Cielo, nel senso più ampio che questo Altrove può rappresentare per ciascuno. Immagini e significati che questi due simboli, foglia e stella, fanno emergere dal nostro inconscio collettivo. Anche per i più giovani.
Sì perché, come ogni opera letteraria ben riuscita, Helughèa ha più livelli di lettura, quindi non esclude nessun lettore: lettore forte o neo lettore, dal più giovane al più maturo. Lettore che troverà la scrittura di Arthuan Rebis molto scorrevole, ma allo stesso tempo densa di significato. Il linguaggio dei dialoghi è modellato a seconda dei personaggi, che risultano così ben connotati e identificabili, con un registro che tocca l’ironia fino alla poesia. Ed è interessante che nella storia coesistano e interagiscano generazioni diverse, elemento raro nella narrativa contemporanea, che sembra sempre più interessata a comparti generazionali abbastanza chiusi.
Nella prima parte il protagonista inizia a conoscere il mondo di Helu, e noi con lui. La conoscenza non può essere riversata a scrosci e senza grazia (o Grazia) su un essere umano, che non potrebbe com-prenderla. Così Carlo apprende a poco a poco la storia propria e della sua famiglia, finché deciderà egli stesso, qualche capitolo più avanti, di partire per l'”avventura” – non senza qualche timore ed esitazione.
Helughèa è un romanzo fantasy in cui sono frequenti gli attraversamenti tra i mondi (a differenza della Terra di Mezzo, per intenderci). Il nostro mondo umano è geograficamente e storicamente ben riconoscibile: le Alpi Apuane e quelle valdostane, intorno alla Seconda Guerra Mondiale, con tutto il suo carico di violenza e sopraffazione. Questo dà ancora più forza e credibilità al regno fantastico di Helu; regno dove tuttavia non ogni cosa è desiderabile per noi umani perché i nostri veleni sono penetrati fin lì e hanno reso opaca la mente di alcuni Heludin.
In questa storia non c’è motivo di vincere contro qualcuno, non è questo il punto, non è questa la “missione”, che il canone fantastico generalmente richiede. Helughèa è una storia di guarigione, di tutti e in entrambi i mondi. Di più, la guarigione degli uni dipende in effetti dalla guarigione degli altri. Se il dualismo tra Bene e Male era già messo in discussione da Tolkien nel Signore degli Anelli, in Helughèa è completamente superato.
La guarigione, del resto, è un tema sensibile nella poetica di Arthuan Rebis. Nel 2020 è uscito La Primavera del Piccolo Popolo, un concept album composto durante la pandemia di covid. Lì seguivamo il volo di una fata incontro al suo amore umano per svegliarlo da un sonno malato, che rappresenta forse anche un torpore del cuore e della mente degli esseri umani.
Arthuan Rebis è un musicista di alto profilo, compositore e polistrumentista. Non sorprende che la musica abbia un ruolo tanto importante nel suo romanzo; non è semplicemente un sottofondo, una colonna sonora (e non sarebbe poco), è la scintilla della trama stessa, ed è parte integrante della lettura. La musica è la chiave per entrare nel mondo di Helu. Il romanzo inizia proprio così: il protagonista varca inconsapevolmente uno dei sei Portali di accesso a Helu perché la musica che stava eseguendo al violino durante una passeggiata colpisce emotivamente la Heludin custode che apre il passaggio.
Arthuan Rebis ha composto quegli stessi brani che troviamo lungo il romanzo, e li ha raccolti nell’album Canti di Helughèa (Black Widow Records), segnalandoli per noi nel punto esatto della narrazione in cui possiamo ascoltarli. La musica diventa così anche la nostra chiave per entrare nel romanzo, per far diventare la lettura da bidimensionale a tridimensionale e oltre! L’album è disponibile in streaming già inquadrando il Qr code che si trova nelle prime pagine del libro, ma naturalmente è possibile acquistarlo in cd o su chiavetta usb (quest’ultimo formato contiene tracce extra dal repertorio dell’autore).
Arrivati all’ultima pagina del romanzo, penseremo di Helughèa ciò che C.S. Lewis scrisse nella sua recensione allo Hobbit di J.R.R. Tolkien, sul Times Literary Supplement il 2 ottobre 1937:
Un mondo che sembra vivere da molto prima che vi cadessimo dentro ma che poi, qualora abbia trovato il suo giusto lettore, diventa a questi indispensabile. […] Non lo si può anticipare prima di esservi entrati, così come dopo non è possibile dimenticarsene.
Recensione del secondo libro, a cura di Cecilia Barella (Infolioonline)
È uscito da poche settimane il nuovo romanzo di Arthuan Rebis, Helughèa. Il Guardiano Alato, due anni dopo l’esordio con Helughèa. Il Racconto di una Stella Foglia.
La seconda prova di uno scrittore è più difficile della prima, soprattutto quando quest’ultima è stata apprezzata dai lettori. Le aspettative verso il secondo romanzo diventano così molto alte. Arthuan Rebis ha soddisfatto le aspettative con un romanzo bellissimo, che contiene alcuni elementi del primo ma soprattutto molte sorprese.
I due romanzi sono di fatto autonomi e compiuti in se stessi, non è indispensabile un ordine di lettura. Tuttavia Il Guardiano Alato è la continuazione della Stella Foglia perché continua la storia di alcuni personaggi, Tindril e Carlo, mentre altri assumono un ruolo più rilevante, come la ex Paladina e Samuele Yon, il medico omeopata alchimista. In questo romanzo Arthuan Rebis conferma la sua poetica attraverso temi che ri-generano questo genere letterario (il gioco di parole è voluto), come la guarigione quale meta della vicenda invece del dualismo Bene e Male.
Ma il tempo storico è diverso, tanto nel mondo umano quanto in quello contiguo di Helu, e soprattutto è diversa l’atmosfera del racconto e quindi lo stile narrativo -dialoghi più drammatici ad esempio- ma sempre piacevolmente scorrevole.
La sorpresa è evidente subito nelle pagine del primo capitolo, nello scoppiettante eloquio di Bardolph, il becchino guardiano del cimitero valdostano di Runaz, che potrebbe piacere al Tom Stoppard di Rosencrantz e Guildenstern sono morti.
“Guardiano” è una parola ricorrente nel romanzo, perché è un appellativo non del solo personaggio alato del titolo. Del resto, già nel primo romanzo avevamo incontrato la Custode e la Paladina. Sono tutti termini connessi al concetto di protezione. Gli umani innescano e combattono guerre, i guardiani casomai combattono battaglie – che anche nel linguaggio comune possono essere mentali, interiori, spirituali.
A volte, per comodità, diamo un’etichetta ai romanzi – sebbene un bel libro sia un bel libro a prescindere dalle classificazioni. Questo possiamo definirlo sì un fantasy nell’accezione moderna, ma forse sarebbe meglio definirlo romanzo fantastico, un genere più ampio e che ha una storia ben più lunga. Il Guardiano Alato rielabora il mito e il simbolismo, forse in modo più evidente che nella Stella Foglia.
Al centro della storia c’è un fratello di Yggdrasil, l’albero che sostiene il mondo nella mitologia norrena, una figura che si ritrova in quasi tutte le culture, compresa quella mediterranea, fino all’albero della croce di cui parlano sia Giovanni della Croce che René Guénon. Ci sono inoltre, tra i personaggi, gli esseri elementali di Paracelso; ma le citazioni e gli omaggi culturali vanno fino a un corvo, che sarebbe piaciuto a Odino, e uno strano coniglio che sarebbe piaciuto a Lewis Carroll.
L’epica di Helughèa nel suo insieme (e il secondo romanzo in particolare) è un’opera mondo in una rinnovata accezione dell’espressione – come è giusto che sia in questi anni. Non è opera mondo solo per la vastità dell’orizzonte geografico, l’ampio arco temporale, e la galleria di personaggi, sebbene ci siano tutti questi elementi (un viaggio ad Est, mondi contigui, tracce di Preistoria nella storia attuale e tipi umani e non). È opera mondo in verticale – originalità di Arthuan Rebis – il Tempo è verticale, e lo spazio è verticale (lo mostrano le mappe in ciascun volume disegnate dall’autore stesso). La verticalità tra il mondo percepito e quello invisibile, tutta la gamma delle emozioni, il percorso dell’anima.
Anche il viaggio dell’anima per antonomasia della nostra letteratura, la Divina Commedia di Dante, è un’opera mondo verticale. Questo percorso implica trasformazioni, metamorfosi. Di fatto, non c’è personaggio in Helughèa che non attraversi questo processo.
Il Guardiano Alato è un libro che può essere apprezzato da un vasto pubblico di lettori grazie alla capacità di Arthuan Rebis di scrivere romanzi che si prestano a più livelli di lettura perché la densità di contenuti è veicolata da una narrazione molto fluida. Romanzi che si prestano altresì a più riletture perché, come i classici secondo Calvino, non finiscono mai di svelarci qualcosa.
Perché, nonostante la drammaticità degli eventi, ci sono mondi nei quali vogliamo tornare, storie come questa nelle quali vogliamo reimmergerci? Forse la risposta è che nonostante il paesaggio livido, nella lettura troviamo consolazione. Tra la paura e la malinconia, Il Guardiano Alato è una storia corale, ci sono amicizia e amore, c’è quell’energia che viene dalla coscienza antica e dallo sguardo compassionevole.
Pochi giorni prima del Guardiano Alato, è uscito anche il nuovo album di Arthuan Rebis, dal titolo Ballate Mitomagiche. Un lavoro molto generoso che contiene 17 brani (16 musicali e uno recitato) cantati in 6 diverse lingue, che rappresentano le diverse declinazioni della creatività musicale di Arthuan Rebis. Diversamente dai Canti di Helughèa, l’album uscito con il primo romanzo, le Ballate non sono quelle che i personaggi cantano all’interno della narrazione ma ascoltano. E noi lettori possiamo ascoltare con loro perché le Ballate sono disponibili online tramite il qrcode all’interno del libro.







